LA VICENDA DEL PACCIUGO E DELLA PACCIUGA

 

Nella galleria degli ex-voto del Santuario di Coronata, in una grande teca di vetro, sono esposte due statue lignee settecentesche: raffigurano un uomo e una donna, vestiti con gli abiti tradizionali dei popolani genovesi, sono il Pacciugo e la Pacciuga, due personaggi protagonisti di una storia antica, che li presenta come i simboli viventi dei miracoli della Vergine Incoronata.

Una composizione in versi in dialetto genovese, intitolata O Pacciugo co- a Pacciuga in t'a gëxa de Cönâ, scritta nel 1887 dal gesuita Padre Luigi Persoglio, racconta la loro storia. Eccola.

Erano marito e moglie, lui era un marinaio, erano brava gente, buoni cristiani devoti della Madonna: vivevano a Genova nel quartiere di Pre.

 

Durante uno dei suoi viaggi per mare, Pacciugo fu catturato e fatto prigioniero dai corsari turchi. Il tempo trascorreva e Pacciugo non tornava, mentre Pacciuga aspettandolo con pazienza, non si stancava di pregare per lui. Ogni sabato, il giorno dedicato al culto mariano, saliva a piedi fino al Santuario di Coronata per invocare dalla Vergine la grazia del ritorno del marito e, anche se ormai tutti lo credevano morto, lei continuava a sperare di riaverlo con sé.

 

Trascorsi ben dodici  lunghi anni, finalmente Pacciugo riesce a sfuggire ai suoi carcerieri e a tornare a Genova. Arriva proprio di sabato e, quando finalmente è a casa, non trovando la sua Pacciuga ad attenderlo, chiede sue notizie nel vicinato e nel quartiere. Le solite malelingue fanno insinuazioni sulla fedeltà della donna e sulla vera ragione delle sue assenze da casa ogni sabato, accendendo così la gelosia di Pacciugo.

Tornata a casa la Pacciuga, raggiante di gioia per il ritorno del marito, gli fa grandi feste, ma non dimentica di ringraziare la Vergine che aveva esaudito le sue incessanti preghiere e anzi propone al Pacciugo di andare tutti e due a Coronata, il sabato successivo, per ringraziare insieme la Madonna.

 

L’uomo, interdetto, non sa se credere a lei o alle insinuazioni della gente e finisce per acconsentire. Nei giorni seguenti le maldicenze sul conto della moglie continuano e finiscono per far maturare in lui, accecato dalla gelosia il proposito di uccidere la moglie per vendicarsi del tradimento.

 

Il sabato Pacciugo e Pacciuga si preparano per salire a Coronata e lui propone, per abbreviare la strada, di andare fino a Cornigliano in barca. Appena fuori dal porto, l’uomo accusa la moglie della sua infedeltà e, sordo alle invocazioni della donna, che disperata protesta la sua innocenza, la accoltella e poi,legatole un sasso al collo, la affoga.

 

Tornato a terra, a Sampierdarena, Pacciugo, è preso dalla paura di essere scoperto, ma soprattutto è assalito dal rimorso e dalla disperazione per il terribile delitto commesso. Pronto a subire la punizione della giustizia umana, decide di salire a Coronata ad invocare il perdono della Vergine, ma, arrivato in chiesa, ai piedi dell’altare, trova la moglie sana e salva. ‹‹Appena caduta in mare››  racconta lei ‹‹ due mani invisibili, mi hanno sollevata e portata in salvo››.